Presenza, ascolto, cura...

Prendersi cura non significa soltanto assistere

L'autonomia delle persone anziane non è soltanto una questione individuale: riguarda le famiglie, le istituzioni e il modo in cui scegliamo di costruire la nostra società.

Quando parliamo di assistenza agli anziani, la nostra attenzione si concentra quasi sempre sul momento in cui una persona non riesce più a provvedere autonomamente a sé stessa.

Ci chiediamo chi dovrà assisterla, quali servizi saranno necessari, se la famiglia riuscirà a occuparsene oppure se sarà indispensabile ricorrere a una struttura residenziale.

Sono domande importanti. Ma credo che ne esista una precedente, alla quale dedichiamo ancora troppo poca attenzione:

Che cosa possiamo fare oggi perché una persona anziana possa conservare la propria autonomia il più a lungo possibile?

È da questa domanda che, a mio avviso, dovrebbe cominciare una riflessione seria sul significato del prendersi cura.

L'autonomia non coincide soltanto con l'autosufficienza

Una persona può avere bisogno di aiuto per alcune attività quotidiane e continuare, nello stesso tempo, a essere capace di scegliere, decidere e partecipare alla propria vita.

È una distinzione fondamentale.

Troppo spesso tendiamo a considerare l'autonomia come una condizione assoluta: o si è autosufficienti oppure non lo si è.

La realtà, invece, è molto più articolata.

Esistono persone anziane che riescono ancora a gestire gran parte della propria quotidianità, ma incontrano difficoltà negli spostamenti, nella cura della casa, nell'accesso ai servizi o in alcune attività fisiche.

In queste situazioni, un sostegno appropriato può fare una differenza enorme.

Non perché elimini necessariamente ogni difficoltà, ma perché permette alla persona di continuare a esercitare le proprie capacità, conservare abitudini significative e mantenere un rapporto attivo con il mondo che la circonda.

Aiutare una persona non dovrebbe significare sostituirsi a lei in tutto ciò che può ancora fare.

Dovrebbe significare, prima di tutto, metterla nelle condizioni di continuare a farlo.

Una casa accessibile che sostiene l'autonomia delle persone anziane

La casa non è soltanto un luogo fisico

Per molte persone anziane, la propria abitazione rappresenta qualcosa che va ben oltre le mura domestiche.

È il luogo della memoria, delle relazioni, delle abitudini e della propria identità.

È lo spazio nel quale si riconoscono e nel quale, spesso, continuano a sentirsi protagoniste della propria esistenza.

Naturalmente, non sempre restare a casa è possibile o rappresenta la soluzione migliore.

Ma quando le condizioni lo consentono, credo che favorire la permanenza nel proprio ambiente debba costituire una priorità.

Questo richiede interventi concreti.

Significa rendere le abitazioni più sicure, eliminare le barriere architettoniche, facilitare l'accesso agli ausili necessari, garantire servizi domiciliari adeguati e rendere più semplice il rapporto con le strutture sanitarie e sociali.

A volte, un intervento apparentemente piccolo può contribuire a preservare una grande parte dell'indipendenza quotidiana.

Una casa accessibile, un accompagnamento per una visita medica, un servizio di prossimità o un sostegno nelle attività domestiche possono consentire a una persona di continuare a vivere nel proprio ambiente senza rinunciare alla sicurezza.

La questione, dunque, non è soltanto dove una persona anziana debba vivere.

È quali condizioni siamo disposti a creare affinché possa continuare a vivere dignitosamente dove desidera, finché questo resta possibile e sicuro.

Fare bene, fare, non fare, fare male

Riflettendo sulle responsabilità delle istituzioni nei confronti delle persone anziane, mi tornano in mente quattro espressioni molto semplici:

Fare bene. Fare. Non fare. Fare male.

Sembrano parole elementari, ma descrivono atteggiamenti profondamente diversi.

Fare significa intervenire quando emerge un bisogno.

Non fare significa lasciare che quel bisogno ricada interamente sulla persona e sulla sua famiglia.

Fare male può significare intervenire in maniera frammentata, tardiva o senza considerare realmente le condizioni di vita di chi dovrebbe beneficiare dell'intervento.

Fare bene, invece, richiede qualcosa di più.

Richiede programmazione, coordinamento, capacità di ascolto e attenzione alle conseguenze concrete delle decisioni.

1

Non aspettare l'emergenza

Creare servizi capaci di accompagnare il progressivo cambiamento dei bisogni.

2

Sostenere le capacità residue

Aiutare le persone a conservare ciò che ancora possono fare.

3

Prevenire per quanto possibile

Ridurre il rischio che le emergenze si presentino o diventino più gravi.

Nel caso delle persone anziane, fare bene significa non aspettare necessariamente che una situazione diventi insostenibile.

Non è sufficiente predisporre risposte alle emergenze.

Occorre costruire condizioni che possano ridurre il rischio che quelle emergenze si presentino o diventino più gravi.

La responsabilità delle istituzioni e della comunità

La gestione dell'invecchiamento non può essere considerata esclusivamente una questione privata.

Le famiglie hanno certamente un ruolo fondamentale, ma non possono essere lasciate sole ad affrontare problemi che riguardano l'intera società.

Le istituzioni pubbliche sono chiamate a garantire servizi sanitari e sociali adeguati, accessibili e coordinati.

Per le persone anziane ancora autosufficienti o parzialmente autosufficienti, questo significa soprattutto rendere disponibili strumenti che aiutino a mantenere la maggiore indipendenza possibile.

Penso all'assistenza domiciliare, agli interventi di adattamento delle abitazioni, agli ausili, al sostegno economico quando necessario e alla presenza di personale qualificato.

Ma penso anche ai servizi territoriali, ai trasporti, alle occasioni di socialità e alle reti di vicinato.

Perché una persona può essere fisicamente autosufficiente e trovarsi comunque in una condizione di isolamento che ne compromette progressivamente la qualità della vita.

L'autonomia non dipende soltanto dalle capacità individuali. Dipende anche dall'ambiente sociale nel quale quelle capacità possono essere esercitate.

Una comunità che rende difficili gli spostamenti, l'accesso ai servizi e la partecipazione rischia di limitare l'autonomia delle persone anche quando queste possiedono ancora molte risorse.

Al contrario, una comunità accessibile e attenta può contribuire a conservarle.

La prevenzione è anche una scelta sociale

Siamo abituati a parlare di prevenzione soprattutto in riferimento alla salute.

Ma esiste anche una prevenzione sociale.

Consiste nell'individuare per tempo le condizioni che possono rendere una persona progressivamente più fragile: isolamento, ostacoli ambientali, difficoltà economiche, mancanza di servizi e riduzione delle relazioni.

Intervenire su questi fattori non significa garantire che nessuno perderà mai la propria autonomia.

Significa però riconoscere che non tutte le difficoltà dell'invecchiamento devono essere considerate inevitabili o affrontate soltanto quando diventano emergenze.

Una domanda che riguarda tutti

L'invecchiamento non è una condizione che interessa soltanto chi oggi ha raggiunto una certa età.

Riguarda il futuro delle nostre famiglie, dei nostri territori e, in definitiva, di ciascuno di noi.

Per questo ritengo che la qualità di una società non debba essere misurata soltanto dalla capacità di assistere chi ha perso la propria autonomia.

Debba essere valutata anche dalla capacità di creare le condizioni affinché quella autonomia possa essere conservata il più a lungo possibile.

Prendersi cura non significa soltanto assistere.

Significa riconoscere le capacità di una persona, rispettarne le scelte, sostenerne l'indipendenza e accompagnarla nei cambiamenti senza privarla prematuramente del proprio ruolo.

Perché il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente aggiungere anni alla vita.

Dovrebbe essere permettere alle persone di continuare, per quanto possibile, a dare significato, libertà e dignità agli anni che vivono.

"Prendersi cura non significa soltanto assistere."

— Vinicio Morgoni
Vinicio Morgoni

Vinicio Morgoni

Coordinatore Regionale ANLA Marche

Rifletto sul rapporto tra persone, relazioni e contesti sociali, con particolare attenzione all'invecchiamento, all'autonomia e alle condizioni che rendono possibile una vita dignitosa e partecipata.

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